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CALLI GRAFIA

Olio su tela + calli umani, unghie e pellicine + glitter

Lo so che state per vomitare ma questa è una riflessione sulla bellezza. La bellezza esteriore ma anche quella interiore. Una persona bella può avere brutti piedi o bei piedi possono possono appartenere a una persona brutta, dentro o fuori. Avendo mischiato tutto non si capisce quali siano i calli di belle o brutte persone. In quanto essere umani ci dobbiamo lo stesso rispetto. In quanto persone, possiamo fare le dovute distinzioni.

 
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M'ODI?

Olio su tela

Riflessione sull'incomunicabilità. Per ascoltare bisogna essere disposti a farlo ma il non ascolto potrebbe anche presupporre un sentimento di odio. Il gioco di parole aiuta a riflettere su questo aspetto, oltre che l'immagine che volutamente si rifà a un politico, fascistello, italiano che ha dimostrato poca capacità di ascolto, se non per i suoi interessi personali.

 
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OLIO SU TELA

Acrilico su cartone telato gessato

Quadro canzonatorio e critico sul mondo dell'arte di oggi che pretende di assegnare un valore all'opera a seconda della tecnica. Ci sono tempere di artisti assoluti che valgono mille dipinti a olio...ma il commercio artistico di oggi preferisce stabilire dei canoni di valore per smerciare meglio certe croste. E allora io ho dipinto un olio su tela, ma ad acrilico. Collezione privata.

 
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QUI GIÀ C'È L'AMORE

Olio su tela

Questa è una riflessione sull'amore, sulla sua speranza di durata, sulle aspettative degli amanti, sull'amore che si aggrappa con tutte le forze per non morire e sull'amore che si libra nell'aria per essere libero di essere vero amore. Sembra un quadro truce ma è positivo. L'avevo dipinto un mese prima di sposarmi. E’ un’opera ottimista, anche se non sembrerebbe. Non ho dipinto la morte ma la vita. I due neosposi volano, perché quella è la sensazione di chi si sposa, e si allontanano dalle cose brutte per andare  verso i loro sogni. Ma la morte c’è e li aspetta: prima o poi dovranno tornare a terra; ma se vivono la loro vita pienamente , tenendosi e sostenendosi, potranno affrontare con serenità anche la morte, portando nella tomba, la stessa tomba,  il loro amore; amore che per il momento, si aggrappa alla vita e cerca di rallentare la caduta nella morte. Questa opera è in netta contrapposizione col detto “il matrimonio è la tomba dell’amore”. Con un filo di ironia.

 
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DI CHI È LA MORTE?

Acrilico su masonite con necrologi e puntine

Riflessione sulle morti importanti. Certi quotidiani sembrano essere attratti dai necrologi di nobili, commendatori, industriali ecc. E gli altri? E poi, la morte di chi è, del morto o di coloro che lo piangono attraverso necrologi strillati e spesso ridicoli? Si fa a gara a piangere fintamente un defunto quando invece la morte è la più giusta e naturale delle cose, senza considerare che spesso, certi defunti erano delinquenti e avrebbero meritato "disonoranze funebri", se non altro per rendere giustizia al male procurato.

 

QUOTIDIANITÀ

Olio su cartone telato + collage + glitter

Opera leggermente allusiva sul valore che attribuisco a certa carta stampata e, più in generale, a un certo tipo di informazione (anche i telegiornali, che si preoccupano di avvisarci che d'estate fa caldo e che d'inverno piove).

 
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EYE TO I

Acrilico su cartone telato + molla

L'arte (contemporanea), che spesso guarda se stessa, è autoreferenziale. Si allontana un po' ma sempre per tornare a guardare se stessa. io sono arte, ho i miei riferimenti ma non copio, cerco di avere visioni diverse. L'arte di oggi manca di innovazione, per questo molte volte è astratta. E' più facile imbesuire il pubblico con l'astratto che col figurativo. E' un quadro molto critico ma non lo capisce nessuno.

 
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LA GALLERIA D'ARTE

acrilico su tela + collage

E' una critica, ironica, all'interpretazione che la società moderna fa del cibo e degli animali. Il pollo viene visto come cibo mentre il cane come animale da compagnia. Il pollo si può mangiare, il cane no: perché? Noi vediamo i polli solo sotto forma di piatto, ci illudiamo di avere potere sugli animali, ma siamo animali anche noi, neanche così intelligenti, forse più evoluti, ma non abbastanza furbi da capire che la natura va preservata. Ci piace vedere come Cracco cucina il pollo perché il valore che diamo al pollo è più alto, se nella mani di Cracco, pur rimanendo un pollo. Il gioco di parola dovrebbe anche far capire che il vero artista non è l'uomo ma la natura, che ci sovrasta e che ci rende inermi quando si ribella alle nostre idiozie.

 

IL MANAGER DI-GESTIONE

Acrilico su masonite

L’opera rappresenta, con una certa evidenza, semplificata e schematica, la visione del lavoro che molte aziende hanno.
Il mercato moderno impone una gestione del lavoro “robotica”, in tutti i sensi. Le decisioni dei vertici sono spesso “digerite” e messe in atto senza procedere a ulteriori valutazioni dei livelli intermedi di una gerarchia aziendale. Soprattutto quando si parla di grandi aziende; o anche medie.
Tutto questo perché il mantra attuale è che “non si produce abbastanza” o che “la produttività del singolo è insufficiente”. Questo alibi permette alle aziende di prendere decisioni affrettate o volutamente affrettate per impedire il dibattito; come per inseguire un treno già partito, come se l’affanno della corsa impedisse alcun tipo di dialogo.
Il tempo, altra parola chiave usata da chi deve ricercare profitti spesso a scapito di categorie più deboli, gioca contro e quando il tempo gioca contro non si ha l’occasione nemmeno di accennare a possibili soluzioni o idee per migliorare il lavoro, sotto ogni punto di vista.
Si hanno quindi figure di comando, sempre subordinate, che eseguono le direttive a occhi chiusi, sottostando a un ricatto implicito, mantenendo il proprio privilegio o status e ignorando ciò che avviene all’esterno e, più colpevolmente, all’interno della stessa azienda.
I manager di-gestione, figura-capro espiatorio rappresentativa di una certa industria in senso lato, eseguono senza pensare (e per questo al posto della testa si ha una mano che esegue i compiti – una sola mano) e senza vedere (e per questo l’unico occhio di cui dispone mano è chiuso).
Se la mano-testa si chiude, la vista è impedita e l’occhio viene schiacciato. E la mano si chiude sempre volontariamente.
I manager di-gestione, all’interno del loro mondo (temporaneamente) dorato, si preoccupano di ciò che vien loro detto di curare: strategie, marketing, bilanci, costi, ricavi, riunioni ecc.
La loro vita è fatta di frasi fatte e parole feticcio usate meccanicamente nelle occasioni più diverse.
Non si è ancora vista una parvenza di parità tra uomo e donna in alcun campo, men che meno nel mondo del lavoro ed è per questo che la parola “donna” non viene minimamente menzionata nell’opera.
I concetti e le parole che sono preminenti sono altri: prezzo, guadagni, utili e così via.
Come si osserva, nemmeno le “quote rosa” servono a qualcosa, anche perché di norma, in Italia, seppure in presenza di quote rosa, le posizioni di comando sono sempre ricoperte da uomini. E’ quindi puramente ipocrita destinare quote rosa a persone che sarebbero sicuramente più meritevoli dei colleghi uomini pur di pulirsi la coscienza da un piccolo fastidio morale.
L’opera vuole rappresentare una realtà presentandola in una forma volutamente distorta e allucinata dove l’unica cosa non distorta e allucinata è l’assenza del concetto di donna.
Quel che non si vede, come esattamente accade nel mondo del lavoro, è la donna, i diritti, le pari opportunità e l’eguaglianza.

 
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SALE (OVVERO LA SOLITUDINE DEL PEPE)

Acrilico su cartone telato gessato

Sale e pepe stanno, per convenzione, sempre in coppia, paiono indivisibili; ma nella vita può accadere spesso che una coppia si separi, per i più svariati motivi. E così, il sale, sale, ascende verso uno spazio sconosciuto (che può essere la morte, una separazione ecc.) e lascia solo il pepe, che da ora in poi condirà da solo la vita sua e degli altri come è anche naturale che sia. E’ il fatalismo della vita al quale non ci si può ribellare. E’ la divisibilità dell’indivisibile e il suo contrario.

 
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PRIVACY?

Stampa foto da Google Streetview su tela + glitter

Quadro polemico sul concetto di riservatezza che, in teoria, esiste, nella pratica no. Io stesso sono stato ripreso con mia moglie mentre passeggiavo in una via di una città portoghese. La mia faccia è visibile ma Google l'ha oscurata. Ma io mi riconosco ugualmente e lo stesso fa chi mi conosce. Tutti sanno che nel mese di agosto del 2015 mi trovavo in Portogallo. Come anche sanno che, dal pc di casa mia, visito siti pornografici, come si evince dalla schermata e dalla ricerca in Google, intenzionalmente resi visibili. Dunque, esiste la privacy? Nonostante le leggi che ci dicono che alcune normali azioni, legittime, ci siano impedite per rispettare la privacy?

 

LA LIBERTÀ (È COSTRIZIONE)

Olio su tela destrutturata + cordini

Il grado di libertà dipende molto dal grado di costrizione. Le corde che legano questo quadro si possono ipoteticamente stringere o allentare e sono di materiali diversi, con una loro propria rigidità o facilità di essere manipolate.
Essere liberi può essere un desiderio o una opportunità regalata.
Quando è desiderio può comportare dolore, sacrificio e sofferenza ma è una cosa che si può, in certi casi, modulare in base al grado di libertà ricercato.
E’ una scelta.
Si può anche scegliere di non essere liberi, ma anche questa è una forma di costrizione.
Quando la libertà viene concessa senza desiderarla si tratta di anch’essa di una non scelta, quindi costrizione.
Ciò che permette di scegliere di essere liberi o meno è la vitalità rappresentata dal sangue che schizza in modo incontrollato se la libertà è raggiunta in modo violento oppure in modo controllato (contenuto) se il metodo è incruento.
E il desiderio di libertà a volte è così debordante da storpiare le visioni, le immagini, le realtà.
Il quadro potrebbe essere anche  capovolto perché le vie per liberarsi e fuggire possono essere le più diverse e strane.

 

LA MESSA IN PIEGA

Olio su tela + collage

E’ un quadro  ironico che prende in giro la religione cattolica e le superstizioni in generale. Il vescovo, senza volto, recita la messa a persone senza identità, senza forma, senza riconoscibilità, come se fossero birilli perché questo è quello che la chiesa vuole: un gregge di sostenitori che seguano i dogmi imposti e recitati a memoria, senza comprenderli. Ogni tanto qualche birillo cade, non si sa per quali precisi motivi, ma nessuno fa nulla per aiutarlo perché possono essere aiutati solo se rimangono all’interno della comunità a cui sono appartenuti. E’ una religione che tende a escludere chi ne esce e che da secoli non è mai riuscita a trovare punti di contatto con altre. Questi punti di contatto si creano solo nel momento in cui, delle sotto-chiese/movimenti a essa correlati, iniziano a prendere potere (es. focolarini, neocatecumenali ecc.).  L’aiuto verso altri non credenti non è contemplato o, se c’è, c’è anche la speranza di poterli convertire. La persona non soggetta a queste superstizioni è bella, ha un volto e si fa beffe di tutto questo e l’unica messa che concepisce è quella in piega.
Lo sfondo giallo, rosso simboleggia una sorta di illuminazione che dovrebbe colpire il credente e infatti un raggio attraversa la testa del vescovo ma non raggiunge la donna che invece non crede.
Il testo da Messa posto nella parte alta riconduce al rito, vuoto e ripetitivo, che vuole imporsi alle genti, ma ci riesce solo con quelli che non hanno una personalità definita, ai deboli, a quelli che hanno bisogno del sostegno di altri per trovare se stessi. Gli altri, quelli con una faccia propria, sono immuni dall’indottrinamento. Il sangue che cola evoca la violenza delle religioni che hanno costruito se stesse con soprusi, torture fisiche e psicologiche e di cui non ci si può dimenticare.

 
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NUDOLS - L'APPETITO VIEN MANGIANDO

Acrilico su tela + collage + forchetta

L’opera propone una riflessione sulla sessualizzazione della società. Oggi, molti aspetti del vivere moderno, subiscono una sessualizzazione, ogni cosa deve essere interpretata in modo sessuale. Tutto deve essere sexy, non solo le persone: le atmosfere, le automobili, l’arredamento, il cibo ecc. Ecco, i cibi, oltre a essere definiti afrodisiaci, in alcuni casi, vengono mostrati nella loro interpretazione sexy, portati alle vette della notorietà (anche se si tratta di un semplice uovo al tegamino) perché mediati da qualche cuoco che, a sua volta, è sexy perché come tale vuole essere riconosciuto o lo diventa solo perché cuoco, anche se si fa chiamare chef.
Ecco, se allora vogliamo parlare di cose sexy, che lo siano veramente ed è per questo che sono state applicate foto di attrici a luci rosse, meno ipocrite di quel che mostra la società moralista di cui anche loro fanno parte.

 

L'INDECISIONE

Acrilico su tela

Questo quadro non sarebbe dovuto esistere ed è frutto proprio della mia indecisione. Originariamente doveva rappresentare la mia testa che sbucava da una botola nel pavimento, sovrastata da una cupola e doveva essere dipinto in verticale. Dopo vari tentativi, linee tracciate e bozzetti sulla stessa tela, il quadro non nasceva e così ho intuito che l'opera dovesse rappresentare la mia indecisione artistica. Ho quindi dipinto le stesse linee tracciate a matita, dando un aspetto "mondrianesco" all'opera. E' l'artista che ispira l'arte.

 
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MI HANNO DETTO CHE È PAOLO BESTIAME E CHE CE L'HO NEL POLLICE

Acrilico su cartone gessato + glitter

Questo quadro è stato dipinto poche ore dopo essere stato sognato. Apparentemente non ha senso ma, risalendo con la memoria alle possibili spiegazioni, è sempre riferito all'intervento dell'uomo sulla natura. Oramai l'uomo voglia o non voglia, anche quando le intenzioni sono buone, non può non modificare la natura. Con conseguenze inimmaginabili.

 
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AMICO VERDE, GRAZIE, HO PERSO LA CASA MA NON LA STRADA

Olio su cartoncino telato applicato su legno + poesie su carta

Il semaforo con solo il rosso e il giallo funzionanti e accesi simbolizza il ringraziamento da parte di chiunque abbia avuto la fortuna/opportunità di potersi fermare a riflettere. Senza un segnale d’arresto le cose sarebbero potute andare diversamente, forse peggio. Ad ogni modo la possibilità di fermarsi a riflettere va colta come una importante opportunità.
A volte, non avere il via libera o semplicemente trovarsi di fronte a un giallo che mette in allarme è un bene, e comunque la possibilità di scegliere rimane. E' un quadro dedicato a mia moglie e infatti le 7 poesie in pratese (sempre opera mia) attaccate a fianco riguardano il nostro incontro.

 
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NON SEMBRA QUEL CHE È

Olio su tela + cartoncini telati + collage + glitter

Quest’opera vuole parlare all’osservatore dell’individualità di ognuno di noi. Ognuno di noi vede le cose a proprio modo, ogni essere vivente le vede con colori diversi e in modo diverso. La mia visione non è uguale a quella di un’ape o di un cane o di un qualsiasi altro essere umano. Ed è così che un lago può assomigliare a un piede e un altro può ricordare un peperoncino. E’ anche questione di nomi. Un ipotetico extraterrestre potrebbe vedere un lago come qualcosa di diverso da come si presenta a noi ed è per questo che quel che “è, non sembra” e viceversa.
Rovesciando il motto “non è come sembra” detto spesso per coprire l’evidenza proprio dell’ ”è come sembra”, questo quadro è uno sforzo mentale per cancellare ogni ipocrisia dal nostro linguaggio. E’ una richiesta di sincerità, di onestà intellettuale che si rivela tramite la macchia di Rohrschach che cola sopra la scritta “  quel che” e che lascerebbe libera interpretazione. E’ un quadro interrogativo, apparentemente confuso ma che analizzato nel dettaglio svela il suo intento. E questa descrizione diventerebbe quindi superflua.

 
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VISIONI DI RUSSIA

Olio e acrilico su cartone telato + collage e glitter

E’ un quadro che vuole ripercorrere, attraverso una simbologia, la visione della Russia nell’attualità, nella letteratura e nel ricordo di un bambino.
L’autore, da bambino (circa 10 anni) giocava con una macchinina gialla che usava chiamare “l’auto del comitato centrale”.
In età più matura, la lettura del romanzo “Il maestro e Margherita” mostra all’autore una visione di una Russia grottesca, onirica in una interpretazione critica e surreale. Il viso dipinto è quello di uno dei personaggi del libro, il sicario Azazello.
Nel riquadro più basso vi è una immagine di Anna Politoskaja, la giornalista fatta assassinare (ipotizzo da chi, lo sanno tutti, ma non lo posso scrivere),  a causa delle sue inchieste.
A destra di Anna vi è una immagine di una donna che vola ed è Margherita, la stessa Margherita del libro, quasi a rappresentare un collegamento con un assassinio di cui si parla nel libro ma che è presente nella realtà; realtà che non ha purtroppo nulla di grottesco e ironico.
La dura realtà si scontra con la visione ludica di un bambino e quella letteraria di una voce di un autore russo.
Tutti i riquadri sono separati da una fascia dorata descrittiva ma non continua e che permette di tenere collegati i riquadri.

 

LIBERTÀ DI ESPRESSIONE È LIBERTÀ DI DECISIONE

Acrilico su cartone telato

In una società/comunità che non accoglie, non progetta, non prevede, non programma, si possono verificare dei casi estremi in cui il singolo prende iniziativa, come per esempio, compiere una strage o mettere al mondo un figlio senza un padre riconoscibile o riconosciuto.
Sono questi, gesti con un significato proprio o semplicemente per farsi notare, per essere qualcuno, all’interno di una società fortemente spersonalizzata e omologata.
Ci sono gesti  eclatanti compiuti per pura pubblicità, per uscire dall’oscurità della propria esistenza all’interno di un mondo marcatamente individualista.
Quando, per esempio, anche per fare beneficenza, serve uno sponsor, un testimonial, ciò significa che nemmeno i gesti nobili hanno la dignità necessaria per giustificare se stessi. Ci si serve di un personaggio noto, una foto scandalosa, nel bene e nel male, per attirare l’attenzione.
L’opera in questione vuole evocare la labilità dei confini che la parola “libertà” lambisce. Ogni essere umano può gestire la propria libertà in funzione di ciò che ritiene utile e vantaggioso, solo per sé o per la società intera. La libertà può essere gestita a seconda di fattori culturali, sociali, etnici e via dicendo. Nessuno di questi fattori è fondamentalmente sbagliato se interpretato attraverso un pensiero di individualità. Ma se rapportato alla società o alla cultura di cui si fa parte può essere nocivo.
Si può decidere quindi, contemporaneamente ad altre azioni, di dar vita ad altri essere umani ma anche di dar loro la morte. Si può farlo nascondendosi dietro a una maschera o a una cultura religiosa.
Si può decidere di vergognarsi o andare orgogliosi dei propri gesti.
Il concetto di libertà, così, ne risulta fortemente ridimensionato fino al punto da suggerire un paradosso: forse, meno libertà c’è e maggiori saranno i benefici per la collettività?

 
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LE FARFALLINE DI BELÉN

Olio su tela + farfalline morte su carta moschicida + glitter

E’ una riflessione sulla caducità della vita e sulla bellezza che passa, sull’effimero. Un’immagine effimera, quella televisiva di Belen, è contrapposta alle farfalline morte su carta moschicida. Il contrasto mostra che tutto ha un tempo, nulla dura, se non nel ricordo. La bellezza di un tempo, esibita in televisione e sui mezzi di comunicazione è rimasta solo una immagine per un quadro. E quel che ti piaceva ieri, adesso ti disgusta.

 
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L'UOMO TAZZA, OVVERO LA SCHIAVITÙ DEL QUOTIDIANO

Olio su cartone telato + glitter

La commistione di uomo e oggetto di uso quotidiano.
Una tazza che prende il sopravvento sull’uomo e lo rende schiavo delle abitudini e consuetudini. L’uomo è proprio costretto nei  propri gesti, riti e ne risulta oppresso. La tazza/scodella  rappresenta ciò che costringe l’uomo in un determinato ruolo, sempre con il bisogno di essere riempita (riempiendo così anche la vita dell’uomo) con qualcosa, che sia cibo, emozioni o altro. E’ un quadro sul concetto di vuoto mentale, sociale, affettivo o semplicemente fisico.
L’uomo deve sempre riempire il suo quotidiano con qualcosa e quel qualcosa molto spesso è a sua volta un vuoto che va riempito.

 
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A GRUMI

Acrilico su masonite

E’ un quadro canzonatorio sull’arte figurativa che, molto spesso, passa per essere puramente decorativa. La figurazione cade spesso in questa trappola: viene considerata, non importa se fatta più o meno bene, sempre come un oggetto d’arredo. Ma non è detto che se uno dipinge una natura morta debba per forza essere interpretata in quel modo. Io ho dipinto la parola “agrumi” e ci sono molti modi per farlo.

 
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SCHIZZO D'AUTORE - IRRIPETIBILE 1

Olio su cartone telato + liquido seminale

Quadro sull'irripetibilità dell'opera d'arte. Questo quadro, molto semplice, e direi anche molto spontaneo mostra del liquido seminale depositato su una tela preparata.  Il titolo già spiega cosa si intende per irripetibile, ossia che il vero artista, se non assoggettato il mercato, non produce opere in serie per venderle perché ha compreso quali siano i soggetti che piacciono, ma produce un’arte irripetibile e sempre diversa perché questa origina da un pensiero, da una riflessione, da uno stato d’animo e non da una moda o dalle richieste del mercato. Il vero artista, anche volendo replicare questo quadro, non lo farà mai uguale al precedente perché lo schizzo non è mai uguale e questo rende l’opera unica e irripetibile. L’artista schiavo dei “cicli” creati unicamente per assecondare il mercato non è un vero artista: è, in questo caso, un riproduttore (nel senso che riproduce per centinaia di volte la stessa cosa, sapendo già cosa si aspetta il pubblico) di cose già viste. Il vero artista invece crea continuamente cose nuove ispirate da sempre nuovi mutamenti umorali, sociologici ecc. Il vero artista non si annoia mai e non soffre della sindrome da tela bianca.

 
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LA DE-SCRIZIONE DEL DOLORE

Acrilico su cartone telato + lavagna + collage + glitter + gessetti

Quadro polemico nei confronti della letteratura italiana malamente massificata.
E’ un quadro contro le mode. E’ una riflessione sull’editoria italiana. Io sono anche scrittore, conosco gli insani meccanismi che portano al successo, la rete di favori e controfavori necessaria per accedere a certi mondi e parlo a ragion veduta.
Le copertine di libri che parlano di dolore, sfruttando il filone lucroso della sofferenza descritta più o meno bene, più o meno veritieramente, stanno a indicare un genere da cui si deve rifuggire. Quella letteratura fine a se stessa, buona solo a suscitare la lacrima del momento. Una letteratura commerciale da pomeriggio annoiato.
E’ come se fosse diventato indispensabile, per scrivere qualcosa di interessante, dover necessariamente parlare di sofferenza.
Per questo, di contro, è necessario de-scrivere il dolore, ovvero cancellarlo.
Le figure di volti umani straziati e deformati sono identificative di un dolore artefatto e sghignazzante.
Le due palle, le due sfere, rappresentano la noia (le classiche “due palle” del detto) che questi libri suscitano nel lettore e la noia che scaturisce dalla scarsa fantasia degli editori, capaci solo di inseguire il facile successo di vendita.

 
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ISTRUZIONI PER L'USO DELLA MOGLIE

Acrilico su due tele che si completano a vicenda

Avvertimento scherzoso a un amico che stava per diventare padre. Enuncio le conseguenze del suo atto e le contromisure.

 
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L'ASINTESI FORMALE

Acrilico su masonite + paccottiglia

Quadro polemico.
L’asintesi formale si deve leggere come La sintesi formale.
La sintesi formale è la classica formula usata dai critici, dai premiatori o dai sostenitori di persone, artisti, scrittori ecc. per definire la motivazione di un successo in un concorso o di un premio o semplicemente per descrivere la bellezza/completezza di un lavoro artistico.
E’ una frase che può essere usata a piacimento per giustificare qualsiasi cosa perché molto generica.
In questo quadro invece si esalta l’asintesi formale, ovvero tutto l’opposto.
Anche se questa composizione potrebbe, al contrario, essere letta proprio come sintesi di qualcosa.
Vi è tutto: plastica, ceramica, tessuto, cartone, carta, glitter, colla, alimenti, colore acrilico, inchiostro, gomma ecc. Ogni elemento serve a raggiungere una sintesi stilistica, ogni elemento è esso stesso sintetico di concetti più grandi perché proveniente dalla cultura (molto più estesa) pop e commerciale del giorno di oggi. Questa cultura viene sintetizzata in una tavola ricca di elementi. Vi sono rappresentati materiali e tecniche usati in arte come collage, dripping.
E' polemico perché deniuncia la pigrizia delle giurie, dei critici che, dichiarando che un'opera ha raggiunto la sintesi formale, limitano il loro sforzo a una frase fatta e che fa riferimento a parametri soggettivi. Bisogna stare attenti a non farsi prendere per il culo da chi si spaccia esperto d'arte e che chiede soldi per un suo giudizio.

 
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IL NEO-PAUPERISMO - LA RINUNCIA ALLE IDEE

Olio su tela pre-disegnata + glitter

Oggi, con la società dominata da logiche di mercato, anche l’arte ha perso la sua funzione didascalico-riflessiva. Si trovano quindi in commercio tele prestampate con le sagome dei soggetti da colorare, come per inquadrate la creatività in stereotipi.

Ovvero anche l’arte nel suo tramite più libero ed espressivo (la tela) per la sua funzione. E’ un paradosso e questa opera vuole anche essere paradossale e può avere diversi livelli interpretativi:

  • Ironico, quando il gioco di parole tra papere e pauperismo irrompe spiazzando l’osservatore

  • Sarcastico, quando la finta esaltazione di una comoda mancanza di idee per adeguarsi a quelle altrui riproduce il paradosso di aver usato una tela prestampata per sollevare il problema

  • Di speranza, quando il glitter cosparso su alcune zone grigie evoca il desiderio di ribellarsi a questa tendenza di appiattimento, sforzandosi di ricercare originalità e ricchezza intellettuale                Quadro in collezione privata

 
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RITRATTO DI BASTIAN

Acrilico su tela + glitter

Quadro di ispirazione cubista, ma fatto meglio di un Picasso. Oramai anche Picasso, conscio del suo successo e delle richieste di mercato, si era messo a produrre opere che nulla avevano a che fare col concetto di arte. Questa è la dimostrazione che non è necessario chiamarsi Picasso per fare arte buona. Basta chiamarsi Bastian e io sono contrario, come lui, all'arte massificata.

 
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BAD TASTE

Olio su tela + collage + glitter

E’ un quadro di denuncia. Il Bad Taste è il cattivo gusto di un quotidiano che, di fronte a una cattiva notizia come una alluvione che ha causato morti e feriti, affianca delle pubblicità di viaggi in posti esotici e di acqua in bottiglia.
Il cattivo gusto del commercio che quasi beffardamente si prende gioco della tragicità del mondo reale, soprattutto in questi anni in cui si discute di acqua come bene primario non vendibile.
Il quadro è polemico e sarcastico ma senza cattiveria.
L’acqua che deve essere a disposizione di tutti viene imbottigliata per essere venduta e controllata.
L’acqua dei fiumi, dei laghi, con le quali forse non si può guadagnare è fuori controllo e causa disastri.
La scritta free water vuole essere uno sprone a reclamare la gratuità sempre dell’acqua ma vuole anche essere una battuta sarcastica, tragicamente sarcastica, quando per FREE si arriva a intendere l’acqua distruttiva, non controllata.

 

INTROFLESSIONE

Olio su tela introflessa

L’uomo moderno, nel suo egoismo ed egocentrismo, pone lo sguardo spesso verso se stesso, tanto da perdersi dentro di sé, cadendo in crisi e ponendosi spesso domande che, partendo da un presupposto superficiale, lo conducono in un vortice dal quale a fatica riesce a uscire.
Egli rischia di venire travolto affogando nella propria individualità, ricercando se stesso nell’effimero.
Ciò che c’è di profondo in lui, egli lo scopre quasi soltanto mentre annega. E' anche un'opera allusiva a quelle tecniche di estroflessione e introflessione che tanto successo hanno avuto ma che oramai si sono ridotte a opere decorative. Se tu, artista che vivi di arte, produci opere così, puoi dare anche un senso al tuo lavoro senza fare pura decorazione, benché queste decorazioni costino centinaia di migliaia di euro. Potresti aiutare l'osservatore a capire il senso del tuo lavoro ma...questo comporta fatica, lo riconosco. Ogni riferimento a Castellani,  Bonalumi e Simeti è puramente casuale.

 

INSABBIARE LE NOTIZIE

Acrilico su cartone telato + collage + cemento + glitter + plastica

Le notizie vere o false vengono sempre interpretate, al giorno d’oggi, a seconda della convenienza. Alcune notizie non vengono proprio date, ma vengono nascoste, insabbiate. Ma poi riemergono, a un certo punto, portando con sé la violenza del linguaggio, la violenza del fatto stesso descritto e vengono all’occasione abbellite un po’ per vergogna, pudore, prudenza o semplicemente per mettersi al riparo dalle conseguenze di non aver dato le notizie in questione. Certe notizie sono pericolose per lo stesso organo di diffusione che le emette, il ragno simboleggia la ragnatela che si deposita a causa della non diffusione o la tela che, al contrario, imprigiona chi le diffonde. Alcune notizie insabbiate sono di dominio pubblico ma si fa come se non fossero mai esistite. I classici segreti del più italico dei Pulcinella.

 
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E LE MENTI

Olio su tela + glitter

Sono due moduli che non hanno alcuna utilità se non quella di domandarsi a cosa servano. A qualcosa serviranno, se sono stati dipinti.
Sono elementi interrogativi e in particolare ci si ferma a riflettere sul concetto di pieno e vuoto. Ci si interroga sugli spazi che ogni cosa/persona occupa nell’universo e ci sono diversi piani interpretativi e di visione. L'orizzonte sfalsato crea ulteriori interrogativi.

 

STROPICCIARSI GLI OCCHI - QUANDO L'ASTRATTO HA SENSO

Acrilico su tela

Volevo rappresentare quel che si "vede" mentre ci si stropicciano gli occhi: flash, cerchi, puntini, luci, bui ecc. Ne è nato un quadro astratto che però ha senso, una spiegazione.

 

40 ANNI DI MATRIMONIO

Olio su tela + legno

Opera celebrativa dei 40 anni di matrimonio dei miei genitori. Ognuno fa il suo viaggio, nello spazio (in senso lato) e sta all'interno del suo involucro di essere umano. Quando si accompagna a qualcuno, il suo viaggio può incontrare difficoltà, ci si può allontanare, ma se è vero amore, dopo l'allontanamento c'è sempre il riavvicinamento. Le due metà, grazie a un meccanismo, si possono allontanare e riavvicinare tra loro, senza mai separarsi, così come accade nella vita. Se si è fortunati, il viaggio procede insieme per molti anni, affrontando insieme i pericoli e le tenebre.

 
avete rotto con queste cazzo di misure.J

AVETE ROTTO CON QUESTE CAZZO DI MISURE

Acrilico su tela + collage + glitter + paccottiglia

Quadro canzonatorio verso quei concorsi che esigono il rispetto di determinate misure facendo i pignoli quando le misure si discostano di poco dal bando. Ebbene, se si applicasse questa regola a tutte le opere, dovremmo buttare nel fuoco alcuni capolavori di piccole dimensioni, come se la dimensione contasse qualcosa; un capolavoro è un capolavoro, anche se è ridotto nel formato. Il quadro prende in giro le giurie miopi che non si accorgono di avere in mano dei capolavori, se non prima di averne stabilito la regolarità del formato…sempre se se ne accorgono.
Allora ecco qui un po’ di misure, che vi piacciono tanto: misure di superficie, di volume, di tempo, di magnetismo, digitali, di temperatura, di lunghezza, matematiche, di peso.
Magari troverete qualcuna che fa al caso vostro.

 

FOLGORATO SULLA VIA DI DAMASCO

Acrilico + tessuto damascato + glitter su tavola + bruciature da fuoco

E’ un’opera umanista e razionalista.
Molte volte, l’obiettivo che l’essere umano si pone, l’ideale che si vuole raggiungere, l’aspirazione a cui si ambisce, sono talmente idealizzati da distogliere l’attenzione dai pericoli che certi atteggiamenti comportano.
Per “folgorazione sulla via di Damasco” si intende, di solito, un accadimento improvviso, non programmato e che conduce a una sorta di conversione. Serve un evento clamoroso per far riflettere le persone sulla realtà dei fatti, come se le persone, da sole, non fossero in grado di discernere, ad esempio, il bene dal male.
Nella mia concezione umanista, mi piace pensare che le persone sappiano distinguere benissimo il bene dal male e che siano consce dei propri atti e delle loro conseguenze. Si tratta semplicemente di una scelta volontaria il seguire una certa strada. La via di Damasco conduce a una certa meta, spesse volte siamo avvisati, ma ignoriamo gli avvertimenti.
Rifletto sul fatto che, in alcuni casi, è la strada a condurre verso scelte sbagliate, non accadimenti esterni. Se si percorre una certa strada, è quasi certo un determinato risultato.
Dunque non c’è nulla di soprannaturale, non si tratta di folgorazioni, ma di accettare le conseguenze di alcune scelte.
Per questo, la mia “folgorato sulla via di Damasco” rappresenta un uomo morto mentre percorre una strada di Damasco (il tessuto)  perfettamente indicata nella sua pericolosità (con un grosso cartello). L’uomo conosce i pericoli ma li affronta ugualmente anche se sa che spesso le sue scelte gli saranno fatali.
Il sole che dovrebbe illuminare la sua strada è a livello basso e fa ombra, una ombra triangolare.
Questo perché spesse volte ciò che viene considerato un faro è solo una illusione. Il sole non produce ombra sulla Terra perché è troppo alto, questo invece è una illusione di sole, umanizzato e che fa ombra, perdendo così il suo senso del divino ma l'uomo non nota la differenza.
Non c’è nulla di divino, invece, tutte le scelte umane hanno conseguenze umane.
Il sole, basso, è rappresentato come qualcosa a livello dell’uomo. E’ l’uomo che non distingue più e mitizza le sue convinzioni, i suoi ideali, mettendo in pericolo la propria vita.
Il quadro vuole esortare al ragionamento, al non farsi illudere dai falsi miti e anche a lasciar perdere obiettivi egoistici che portano alla rovina.
E’ un’opera umanista e razionalista.
Molte volte, l’obiettivo che l’essere umano si pone, l’ideale che si vuole raggiungere, l’aspirazione a cui si ambisce, sono talmente idealizzati da distogliere l’attenzione sui pericoli che certi atteggiamenti comportano.
Per “folgorazione sulla via di Damasco” si intende, di solito, un accadimento improvviso, non programmato e che conduce a una sorta di conversione. Serve un evento clamoroso per far riflettere le persone sulla realtà dei fatti, come se le persone, da sole, non fossero in grado di discernere, ad esempio, il bene dal male.
Nella mia concezione umanista, mi piace pensare che le persone sappiano distinguere benissimo il bene dal male e che siano consce dei propri atti e delle loro conseguenze. Si tratta semplicemente di una scelta volontaria il seguire una certa strada. La via di Damasco conduce a una certa meta, spesse volte siamo avvisati, ma ignoriamo gli avvertimenti.
Rifletto sul fatto che, in alcuni casi, è la strada a condurre verso scelte sbagliate, non accadimenti esterni. Se si percorre una certa strada, è quasi certo un determinato risultato.
Dunque non c’è nulla di soprannaturale, non si tratta di folgorazioni, ma di accettare le conseguenze di alcune scelte.
Per questo, la mia “folgorato sulla via di Damasco” rappresenta un uomo morto mentre percorre una strada di Damasco (il tessuto)  perfettamente indicata nella sua pericolosità (con un grosso cartello). L’uomo conosce i pericoli ma li affronta ugualmente anche se sa che spesso le sue scelte gli saranno fatali.
Il sole che dovrebbe illuminare la sua strada è a livello basso e fa ombra, una ombra triangolare.
Questo perché spesse volte ciò che viene considerato un faro è solo una illusione. Il sole non produce ombra sulla Terra perché è troppo alto, questo invece è una illusione di sole, umanizzato e che fa ombra, perdendo così il suo senso del divino.
Non c’è nulla di divino, invece, tutte le scelte umane hanno conseguenze umane.
Il sole, basso, è rappresentato come qualcosa a livello dell’uomo. E’ l’uomo che non distingue più e mitizza le sue convinzioni, i suoi ideali, mettendo in pericolo la propria vita.
Il quadro vuole esortare al ragionamento, al non farsi illudere dai falsi miti e anche a lasciar perdere obiettivi egoistici che portano alla rovina.

 
precarietà.jpg

PRECARIETÀ

Acrilico su cartone telato

Il senso di instabilità unito al senso di costrizione determina la precarietà, in senso lato. La formazione nuvolosa sottostante impedisce anche di capire cosa c'è oltre una certa scelta e blocca l'azione.

 

LIBERTÀ DI ESPRESSIONE

Acrilico su cartone telato

L’espressione, anche in quanto formula algebrica, elaborazione di numeri e lettere e quindi di pensiero, può essere risolta a seconda dell’interpretazione. Può dare un risultato che, seppur identico tutte le volte, può essere usato a fin di bene o a fin di male. Ciò che è male per uno, è bene per altri, e viceversa. La libertà d’espressione è quindi opinabile e talvolta discutibile.

 
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FREEDOM TO EXPRESS?

Acrilico su cartone telato

C’è libertà di espressione? Con la tecnologia di oggi parrebbe proprio di sì. Basta una faccina per esprimere un sentimento. Qualcuno oggi usa la tecnologia anche per esprimere violenza. Fin quando si tratta di cosa virtuale tutto bene, ma quando la violenza assume un aspetto concreto? Questo è un invito a moderare la propria violenza anche se solo verbale. La faccina in basso a destra, sanguinante, simboleggia la violenza che, da virtuale, si trasforma in reale.

 
mille_tarme_più_una_milenese.jpg

MILLE TARME PIÙ UNA MILANESE

Acrilico su cartone telato

Questo quadro origina da un sogno. Non ha di per sé significato ma cercando cercando potremmo trovarglielo. Anche gli insetti possono avere una nazionalità, un’appartenenza e, forse, anche un dialetto.

 

UN QUADRO SULLA LUNA (LA CONQUISTA DI BRESSO)

olio su tela + collage

Questo quadro mi era stato chiesto dall'assessore alla cultura del mio paese. Tu che hai delle idee - disse - fammi qualcosa sulla Luna per celebrare i 50 anni dell'allunaggio. E io ragionai e decisi di dipingere un quadro posto su un cavalletto sul suolo lunare. Un quadro sulla Luna, appunto. Ma visto che si è trattata di una conquista per l'umanità, e quindi anche di chi abita nel mio paese, ecco che ho posizionato il gonfalone cittadino al posto della bandiera americana. Il quadro su cavalletto è di Magritte e ritrae un dipinto. Si tratta quindi di un quadro nel quadro nel quadro.

 

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